Il nemico dei bambini (è il nostro miglior amico)

C’è una notizia che mi ha colpito nei giorni scorsi. Una di quelle notiziole di colore di cui leggiamo di solito solo i titoli, ma che a me ha acceso un campanello.

Si tratta di una marcia a cui hanno partecipato 150 bambini per protestare contro l’uso smodato del cellulare da parte dei genitori. L’evento, che si è svolto ad Amburgo, è stato organizzato da un bambino di 7 anni che ha invitato i suoi coetanei su Facebook. Molti portavano cartelli del tipo: “non giocare con il cellulare, gioca con me” oppure “mettete la modalità aereo, ora tocca a noi”

Ok, fatto salvo che mi pare improbabile che un bambino possa aver organizzato da solo una marcia con Facebook (altrimenti qui la cosa grave sarebbe il SUO uso del cellulare, più che quello dei genitori….), in ogni caso il messaggio non mi ha lasciato indifferente.

Credo che davvero, se potessero, molti nostri figli aderirebbero in massa a una forma di protesta contro i cellulari (in testa ci sarebbero i miei, ad esempio).

Perché ci lamentiamo che i bambini lo guardano troppo, sin da quando sono piccoli… ma forse solo perché lo vedono tanto in mano a noi.

Secondo un documentario realizzato in Australia (“It’s peppole like us”), lo guardiamo 150 volte al giorno, una volta ogni 7 minuti. Compreso quando guidiamo, andiamo in bagno e… giochiamo con i figli.

Poco importa che spesso anche le attività sul telefono riguardino proprio i figli (cercare una ricetta per bambini inappetenti, consultare pareri pediatrici per tutte le malattie presenti e future, rispondere ai 200 messaggi all’ora nella chat di classe, ordinare vestiti, libri, pennarelli e tutta la lista infinita di materiali SOLO per il primo giorno di scuola…), insomma poco importa ai bambini, loro vedono soltanto che noi abbiamo più occhi per “quello” che per loro.

Siamo distratti, poco presenti, connessi con il mondo, ma disconnessi dai nostri figli.

Ehi, a scanso di equivoci, non mi tiro fuori dal mucchio, anzi, mi ci metto a capofila 🙋

Ad esempio oggi durante l’inserimento del mio piccolino al nido la maestra ha ripreso noi mamme perché non avevamo spento il cellulare e ogni tanti andavamo a dargli una sbirciatina. “Eh no, non si fa, dovete essere qui solo PER loro, CON loro” (maiuscole incluse).

Giusto. Vero. Però, però… prima di andare ad autoflagellarmi con il cavo del cellulare 😜devo anche spezzare una lancia a favore delle connected-mum (yes, metoo!).

Soprattutto quando si hanno bambini piccoli e taaaaanto tempo da passare insieme (oddio, ne so qualcosa di quanto lente le ore possano passare!), beh, il cellulare può essere una piccola finestra… per prendere un po’ d’aria, un oblò da cui sbirciare cosa succede… fuori dalla cameretta.

Quindi, come sempre, secondo me sta a noi trovare la “giusta misura”, quel misterioso mix, raro e ricercato più del plutonio, che ogni genitore insegue praticamente da che la creatura viene al mondo: da quando si chiede se è meglio lasciarlo piangere nel lettino o (non) dormire con il piccolo sul petto; a quando deve scegliere tra il senso di colpa per non essere stato a casa con i figli e il senso di frustrazione per non essere uscito con gli amici; a quando deve capire se disattivare le notifiche o disattivare (per qualche minuto eh!) le richieste del proprio bambino. O no?

Leave a Reply