Alternanza scuola-lavoro, giusto ridurre le ore?

Ieri mia figlia (terza liceo) ha iniziato il periodo di alternanza scuola-lavoro obbligatoria per i ragazzi dell’ultimo triennio. Ne avevo sentito parlare tanto (male, per lo più) e invece ora, dal mio modestissimo osservatorio, mi pare niente male che per 2 settimane possa sperimentare sul campo cosa significhi lavorare.

Scopro però proprio in questi giorni che nel DEF il Governo ha stabilito di TAGLIARE i finanziamenti a questo progetto e DIMEZZARE le ore obbligatorie perché, ha dichiarato Di Maio “molti docenti si rifiutavano di mandare gli studenti a friggere le patatine da Mc Donald’s“.

Ora, a parte il mio personalissimo pensiero che forse lavorare in team in una multinazionale come Mc Donald’s possa comunque avere un suo valore, mi chiedo in ogni caso COME POSSA MIGLIORARE L’ALTERNANZA RIDUCENDO LE ORE E I FONDI?

Trovo che ci sia un gran parlare di riformare la scuola, svecchiarla, renderla più vicina al mondo del lavoro e poi, quando finalmente si inizia un percorso in questo senso (migliorabile di sicuro, d’altra parte è partito solo 3 anni fa!), mi pare assurdo che venga mutilato e squalificato.

Tra l’altro ho letto i dati del Rapporto 2018 AlmaDiploma (che ha preso in considerazione 80mila diplomati negli anni 2014/2016) e sono molto significativi:

tutte le esperienze lavorative fatte durante o subito dopo la conclusione degli studi, comportano una probabilità di trovare lavoro dopo la maturità maggiore del 51% rispetto a chi non ha svolto né alternanza né stage o tirocini.

Non male come risultato anche solo in termini numerici/pratici, che comunque non dovrebbero essere gli unici per valutare la bontà e validità di un progetto scolastico.

Confido tanto, tantissimo nei singoli presidi e nei singoli docenti, come la professoressa appassionata che ho trovato alla riunione informativa, perché siano loro a portare avanti i progetti di alternanza che, a mio avviso, fanno una scuola buona, o, almeno, migliore.

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