Contributo… volontario?

Pagare o non pagare, questo è il problema.

Eccoci qui all’iscrizione al nuovo anno scolastico e come al solito ci viene chiesto di versare il famigerato “contributo volontario” che può variare da 20 fino a oltre 150 euro.

I genitori storcono il naso “la scuola è pubblica”, “pago già le tasse”, “e poi a cosa serve” insomma, il solito (comprensibile) rosario.

Ma a cosa serve in effetti questo contributo?

Lo dice la legge: “per ampliare l’offerta formativa o per innovazione tecnologica“. Cose fumose?
In realtà, sono andata a vedere il dettaglio di un po’ di scuole (sì, ci deve essere anche sul sito della vostra!) e serve per cose molto concrete e VITALI.

Qualche esempio? La linea internet, la manutenzione delle stampanti o delle Lim, il libretto delle giustificazioni, l’assicurazione.

Sì, poi ci sono anche i corsi complementari, gli insegnanti madrelingua, gli esperti esterni… e anche qui non sono cose però così “superflue”, perché, giusto per fare un esempio, preferite che il vostro bambino faccia ginnastica con la sua maestra di italiano o con un laureato in scienze motorie? Ecco, sappiate che per avere questo esperto bisogna pagarlo…

Insomma, il contributo dei genitori è OSSIGENO per le nostre scuole e i nostri figli, ossigeno che serve per far vivere la scuola.

Possiamo chiederci se sia giusto, possiamo indignarci perché sono cose essenziali a cui dovrebbe provvedere lo Stato… ma a mio avviso non è non pagandolo che si protesta.

Non è mettendo in difficoltà la scuola. Non è facendo seguire al proprio figlio un corso pagato con il contributo di altri…

Le risorse per la scuola sono insufficienti, questo è palese. Forse dovremmo solo evitare di chiamarlo in modo abbastanza ipocrita “volontario”. So che così vuole la legge, ma non è davvero così.

Ad esempio nel liceo di mia figlia se non porta la ricevuta del versamento con il foglio dell’iscrizione non viene accettata… e no, non è giusto se vogliamo essere coerenti con la definizione “volontario”.

Quindi versiamolo, aiutiamo la scuola, ma che lo Stato riconosca che è a tutti gli effetti una ulteriore tassa che grava su noi genitori.

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