Mia figlia è all’estero. Ho detto tutto. O forse no

Sono 42 giorni che è partita e ne mancano 100 al suo ritorno. In realtà no, non sto contando i giorni, l’ho fatto ora per la prima volta (ehi sapete che c’è un contatore online che fa questo? 😳)

Vi spiego cosa succede: sta facendo un semestre all’estero di studio, il primo semestre della quarta liceo. Abbiamo scelto gli Stati Uniti e si trova in Arizona, precisamente a 9.445 km di distanza da casa (sì, ci sono svariate App che fanno questo, ma lo sapete già 😄).

Ora vi riporto le domande più comuni che mi rivolgono quando racconto di mia figlia, le FAQ (a cui spesso risponderei con un FANC..) ma insomma:

  • ma ha fatto tutto la scuola, no? No, la scuola non c’entra nulla. Devi sbatterti tu genitore a cercare l’agenzia con cui organizzerai tutto. La scuola deve solo acconsentire.
  • ma allora hai trovato tu la sistemazione/la scuola all’estero? No, ci sono svariate agenzie che si occupano di tutto. Basta digitare su google “exchange student” e ti si apre un mondo.
  • ma avete pagato tutto voi? E già, e pure parecchio. Però devo dire che ci sono mille possibilità e anche diverse borse di studio e facilitazioni (ovviamente sempre per gli altri).
  • ma è in college? No, è in famiglia, e nel 90% dei casi gli studenti che vanno all’estero vanno con questa formula.
  • come mangia? Male, bene, dipende. Ma è davvero così importante?
  • ma andate a trovarla vero? [Ecco questa è la domanda che ogni volta mi pugnala e giuro me la fanno tutti] No, l’agenzia lo sconsiglia caldamente e ci tocca rispettare il divieto.
  • ti manca? [Ecco, qui cado a terra tramortita, ma mi tocca pure rispondere] Mah, vedi tu…

In realtà va meglio del previsto (sto facendo le corna intanto eh 🤘🏻). Pensavo sarei stata agitata/angosciata nel non vederla, non sentirla, non aver nessun tipo di controllo sulla sua vita… e invece no, devo dire che, anzi, ci sta facendo bene.  Perché? Cerco di spiegarvelo:

  1. Perché quando ci si sente si parla. Sembra una banalità, ma quando davvero ci sediamo davanti ai nostri figli a chiedere loro come va, come si sentono, cosa hanno fatto, dedicando del tempo esclusivo di ascolto? Mi sono resa conto che io l’ho fatto poco, e ora mi piacciono queste telefonate notturne e intime.
  2.  Perché la sento libera. Sento la sua eccitazione per questa sensazione stupenda e nuova di essere da sola, nel senso bello però, senza genitori-controllori. Per quanto mi sembrava di lasciarla molto libera anche qui, comunque noi ci siamo e, cacchio se siamo pesanti.
  3. Perché va in crisi. No, è bruttissimo vedere tua figlia piangere e non poter abbracciarla, non poterla aiutare. Ma è bellissimo sentirla il giorno dopo (tu distrutta perché non hai dormito, ti sei flagellata e hai pensato le peggio cose) e lei è sorridente perché è passata, ne è uscita, e lo ha fatto da sola. Wow.

Insomma vi ho convinto a spedire all’estero i vostri figli? Se avete bisogno di consigli, fate un fischio.

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